Era successo in un punto preciso della cassa toracica, sotto le costole. All’improvviso s’era sentito come la balena che inghiottì Geppetto e poi Pinocchio. S’era aperta in petto un’enorme cavità, un paese sconosciuto dove se parlavi rispondeva l’eco: c’era pure quel disperato di Geppetto che al lume di candela aspettava il burattino..

Titolo solo nelle intenzioni gemello di Smoke è Blue in the Face (1995), diretto a quattro mani con Auster sullo stesso set e con gli stessi attori che consta in un insieme di siparietti divertenti e meno con ospitate di molte personalità dello spettacolo tra cui Jim Jarmusch, Lou Reed, Michael J. Fox e Madonna.Ormai amato tanto dal pubblico quanto dalla critica, Wang torna nella sua città natale con Chinese Box (1997), in cui si racconta di un giornalista inglese malato di leucemia (Jeremy Irons) innamorato di una ragazza cinese, sullo sfondo del passaggio di Hong Kong dal protettorato britannico al governo della Cina popolare. Dopo La mia adorabile nemica (1999), con Susan Sarandon e Natalie Portman, madre e figlia in un confronto dal quale la sconfitta è la prima, il regista tenta con The Center of the World (2000) un’indagine sui sentimenti all’epoca di internet, sbagliando spesso l’approccio e tradendo una traiettoria melensa e inutilmente predicatoria.

Recita in Sarà perché ti amo (2008), accettando il ruolo di Hugo solo dopo tre giorni dall’arrivo del copione e solo perché ammaliato dall’idea di poter interpretare (con la benedizione del regista Pascale Pouzadoux) la parte del marito di Sophie Marceau, diventa il protagonista di L’esplosivo piano di Bazil (2010) e poi produce e diventa il regista di Jérme Commandeur. Nel 2011 torna come protagonista di un’altra esilarante commedia degli equivoci: Niente da dichiarare, che ha inoltre diretto e sceneggiato. Nel 2012 è protagonista insieme a Diane Kruger della commedia Un piano perfetto e nel 2014 dirige e interpreta Supercondriaco Ridere fa bene alla salute.

Evitando spoiler, non si può però non citare quello che è lo spazio più emblematico, decisivo, emozionante del film. il Museo del Queens altro luogo determinante: l’unico pezzo della città a restare in parte illuminato durante il blackout del 1977 dov’è custodito un immenso diorama che riproduce la New York del 1964, anno dell’Esposizione Universale. Uno spazio che non è solo espressione di un sublime artigianato, ma anche atto d’amore nei confronti di una città, un monumento agli affetti, l’illusione di poter controllare il tempo che sfugge inesorabile seminando ricordi..

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