Che c’azzecca Ale che fa il verso a Hitler quando incita alla vittoria? Poteva starci bene nelle feste di compleanno che facevo quand’ero piccolo in cui tra bambini ci si scalmanava nelle stupidità (si cresce anche così) ma in un film. E pensare che il duo è bravo: mi diverto sempre quando a Zelig fanno la scenetta della coppia nevrotico/ingenuo, ma non si può costruire un film avendo come unica base un tormentone di successo. Questo mi viene in mente quando ripenso a “La terza stella”.

Thapa and P. Dev Burman. 2. Dunque, il Centro Culturale di Milano punta “al largo”. Con i numerosi compagni di strada di una metropoli milanese che, tra storia e innovazione, è chiamata a riscoprire la cultura che colloca al centro la persona. Una tre giorni di testimonianze.

Riconoscimento che immediatamente sarà seguito dalla candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista.Con il “Drugo” conquista tuttiAccanto a Glenn Close in Doppio taglio (1985), passa a Jane Fonda nel giallo Il mattino dopo (1986) e a Francis Ford Coppola che lo dirige nel simpatico Tucker Un uomo e il suo sogno (1988), ma Bridges ama molto di più lavorare accanto a Michelle Pfeiffer e a suo fratello Beau ne I favolosi Baker (1989). Particolarmente apprezzato da Terry Gilliam, verrà diretto dall’autore nell’atipico La leggenda del Re Pescatore (1991) con Robin Williams, ma anche nel fiabesco Tideland Il mondo capovolto (2005). Passa poi a Peter Weir (Fearless Senza paura, 1993), Ridley Scott (L’albatross Oltre la tempesta, 1995) e Barbra Streisand (L’amore ha due facce, 1996), fino ad approdare al ruolo migliore di tutta la sua carriera: Jeff “Drugo” Lebowski, barbuto protagonista de Il grande Lebowski (1997) di Joel Coen, che con calzoncini e l’aria da vecchio ragazzo degli Anni Settanta, si immischia in una sorta di giallo concettuale spacciato per commedia.

Di Serena Tibaldi e Donatella Genta12 Aprile 2017Utili sono utili, questo fuori discussione. Ma la valenza degli occhiali da sole, in termini sia stilistici che simbolici, va ben oltre l per cui sono stati inizialmente concepiti: nascondono lo sguardo creando un di mistero e di carisma e danno forza e consistenza ai look di qualsiasi genere. Dopotutto sono un accessorio “da volto”, per cos dire: impossibile non notarli, finiscono per trasformare i tratti di chi li indossa, correggendone i difetti (le occhiaie da hangover possono essere sconfitte solo da un paio di lenti scurissime) ed esaltandone i pregi (se utilizzati nella maniera giusta).

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