Cultural ecology of the Eastern Ghats (South India) from prehistoric times to the ethnographic present Murty. 5. Biodiversity and society: the north south tangle K. Il grande regista di origine irlandese coglie infatti al meglio il temperamento della O’Hara, fiero e dolce al tempo stesso, in Rio Bravo (1950), Un uomo tranquillo (1952), La lunga linea grigia (1955), Le ali delle aquile (1957). Tra i film a cui l’attrice partecipa in seguito ricordiamo Il nostro agente all’Avana di C. Reed (1959), Mister Hobbs va in vacanza di H.

Gli sarà utile quando, presentatosi per un’audizione alla Royal Academy of Dramatic Arts di Londra, vincerà una borsa di studio, frequentandola dal 1978 al 1980 e diventando un pupillo di Hugh Cruttwell. Nel frattempo, studia anche sotto Barbara Brigmont alla Chrysalis Theatre School di Balham, a Londra. Nel 1980, entra come primo attore nella compagnia del Glasgow Citizen’s Theatre, mentre fra il 1982 e il 1983, recita con la Royal Shakespeare Company a Stratford upon Avon e a Londra.

Era mafioso mafiosissimo pure il padre, Francesco, capomandamento della famiglia di Castelvetrano, campiere del feudo dei D che erano padroni della Banca Sicula e un cui esponente fu anche sottosegretario in un governo Berlusconi. Il padre andava matto per l e ha trasmesso questa passione anche al figlio che a un certo punto s addirittura messo in testa di rubare il Satiro danzante, magnifico bronzo di epoca classica (o al massimo ellenistica). Avevano gi preparato la buca dove nasconderlo quanto tempo lo cercano?.

L’ottava pellicola di Wes Anderson è una commedia eccentrica, veloce ed elegante; esempio di grande cinema, fantasioso e inusuale, raffinato e intelligente; formalmente e stilisticamente curato con rigorosa e geometrica precisione, energia e competenza. Quest’ultima sua fatica non è da meno rispetto alle sue precedenti e mirabili opere: ogni elemento del film s’integra efficacemente, dando vita ad un risultato brillante e affascinante.Vincitore del Gran Premio della Giuria a Berlino ’14, “Grand Budapest Hotel” ha la sua forza e il suo motivo di interesse nel ritmo indiavolato, pieno di gag surreali e omaggi ad un certo cinema d’epoca, dal Chaplin de “Il grande dittatore”, alle sofisticate commedie di Lubitsch e Wilder, o ai film di Mamoulian e Goulding; oltre che a stilemi tecnici tipici del passato (nonostante è ripreso in digitale celebra la pratica, anche datata, dell’analogico: vedi i formati di ripresa dei film muti). Lo spettatore è continuamente coinvolto in quest’universo tipicamente Andersiano, eccentrico e antinaturale (frontalità dei corpi nell’inquadratura, traiettoria pulita delle carrellate, resa buffa delle azioni), oltre che travolto da una vicenda intrigante e avvincente, colma di colpi di scena, inseguimenti e intrecci gialli, trovate surreali e ironie venate di una certa crudeltà.

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